|| sabato, 26 maggio 2007 ||





Ogni tanto l'essenza della felicità sta in un sorriso.Ma sul serio.
O sul togliersi uno scoglio universitario e FORSE farcela, ma non dico niente per non montarmi la testa da qua a venerdì. O nel vedere i pavoni che ci sono rimasti. O non lo so neanche io, fatto sta che in ventiquattro ore, tutto ti può girare sottosopra come meglio crede. E di meglio non c'è.
| Nonsenso diFatacattiva @ 00:55 | |blablabla| |



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|| venerdì, 25 maggio 2007 ||
Lie to me, say that you need me
That's what I wanna hear
That is what, what makes me happy
Hoping you'll be near
All this time, how could I know
Within these walls, I can feel you.






Another day goes by, will never know just wonder why
You made me feel good, made me smile
I see it now, and I, can say it's gone
That would be a lie
Cannot control this, this thing called love

You must think, how can this be
You don't really know me
I can't tell, this ain't the time
You'll never be mine
What can I say, something 'bout my life
I just lost again

Another day goes by, will never know just wonder why
You made me feel good, made me smile
I see it now, and I, can say it's gone
That would be a lie
Cannot control this, this thing called love

Always have to move on,
To leave it all behind
Go along with time

Another day goes by, will never know just wonder why
You made me feel good, made me smile
I see it now, and I, can say it's gone
That would be a lie.






Essere chiari non serve a un cazzo.
Essere scuri non serve a un cazzo.
Sarò grigia,va bene?

 il grigio sta nel mezzo tra la rifrazione massima e minima della luce.
Non è vero che ci rido su, ci sto male. Malissimo. Io maledico chi mi ha dato la capacità espressiva, tanto non serve ad un'emerita minchia. Tanto quella che ci sta male perché urla dentro ad un cazzo di barattolo e il suono si comprime, maledetta fottuta fisica, sono Io. Ma passa tutto. Come sempre.

| Nonsenso diFatacattiva @ 01:41 | |blablabla| |



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|| martedì, 22 maggio 2007 ||
 

                                                  |io. me.|


  


                                                       |me.io.|
| Nonsenso diFatacattiva @ 20:13 | |blablabla| |



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|| lunedì, 21 maggio 2007 ||
Vi ho mai raccontato di quella notte che ho passato in piedi, avvolta in una coperta a scacchi e con la camomilla in mano che diventava progressivamente sempre più fredda? Quella notte che sono stata in piedi, su due piedi, davanti alla mia finestra con Love Will Tear Us Apart in loop, a guardare il nero del cielo di fine Ottobre trascolorare in un azzurrognolo urbano consumato? Sì, ve l'ho già raccontato.

Quello che non vi ho detto, è quanto mi passava dentro in quel momento. Ero semplicemente terrorizzata all'idea di lasciare la molteplice me che avevo, per lanciarmi in qualcosa di nuovo che solo un bacio aveva potuto scatenare in me reazioni prima d'allora assolutamente non pensabili: chiarificatrici e salvifiche. Era la mattina di Lunedì ventitrè Ottobre.
E fino alle sette e quaranta sono stata immobile, appoggiata al vetro, a farci i disegnini, con un universo da aprire di fronte a me senza sapere come fare. Io mi ricordo tutto di quel periodo folle, tutto.

Vi ho mai raccontato per caso che effetto strano mi fa tuttora Hurt di J.Cash, con o senza le foto dei concerti che passano in sequenza sotto quelle parole splendide? Mi disintegra.
E il fatto che dopo anni che non la sentivo, sia stato tu a mandarmela, mi ha fatto un effetto strano.
Un po' come tutto il resto. Ricorda che ho ancora di fronte agli occhi tutto quanto, incluso l'indirizzo dell'account di tua sorella, che ho visto una volta sola.
Non riesco a togliermi da dentro le percezioni di quello che è successo in quelle due buffe settimane dal venti ottobre al quattro novembre, giuro. E qua davanti mi cadono i lacrimoni, perché come dicevamo sabato sera per la salitina di Giuncarico con Elisa, le lacrime sono la massima forma espressiva.

Io sola so quanto mi tremassero le gambe in quel pomeriggio freddissimo già alle quattro, col sole azzurrino e la stazione che non sai da che parte è l'uscita, col treno che arrivava da Lucca. Ancora non so come ho fatto a mascherare il tutto. Ancora a volte, in momenti come questi, penso a quanto sia sciocco collezionare particolari, cullarseli, e ritirarli fuori per quando sei sola, e sono le tre e zero uno antimeridiane e piangi lacrime non convenzionali che sono tutto meno che sofferenza,e tutto quello che vorresti fare è addormentarti pacificamente e possibilmente non sola.

Invece scrivi cose che non dovresti, in posti in cui non dovresti. Insomma un gran casino.
Ho sempre tenuto per me, quanti lampi di immagini ho negli occhi dalla notte del trentuno ottobre ad ora, tantissimi. Ho sempre il terrore di risultare patetica, esagerata, infantile. Non riesco a scordarmi Niente, lo so che può sembrare folle a pensarlo,ma è così. Mi spaventa, scriverli. Ultimamente più che mai. Potrebbero venire fraintesi, presi per mania, fobìa, eccesso, infantilità.

Ultimamente poi,come il pubblico ben saprà, a colazione si mangia pane e mancanza di certezze, sebbeene mi impegni a stare in piedi non so come. E l'infantilità dilaga. E io ho tanta paura di sbagliare. Più del solito. E ho paura che la paura di sbagliare mi condizioni e renda insopportabile. E allora mi aggrappo forte, più materialmente di quanto possa sembrare. Spero e non sai quanto, che tutto ti arrivi diretto senza che io abbia bisogno di parlare, così come è sempre stato, così come quando mi sono persa mezz'ora nel giocare a passarti le dita tra le mani,e col riflesso della curva delle spalle, persa in quanto onore avessi ad essere lì.
Io vivo di espedienti per poterti dimostrare quello di cui non riesco a parlare, lo sai meglio di me. Vivo di un tuo sorriso, di un abbraccio mentre dormo, dell'espressione che avevi Sabato prima che prendessi il treno, dopo aver detto "Questo è un giorno strorico,lo sai?" e vado avanti così da fine Ottobre, da sette mesi che se ci pensi sono qualche giorno, messi tutti in fila. Ti prego, non minare più più il mio cuore che batte per te con i dubbi, potrei morirne se fossero veri. Lo sai che ogni passo che faccio, per quanto a bocca serrata perché non riesco a parlare a volte, è in quel senso. Anche stare qui davanti, alle tre e diciannove, a piangere come un'idiota ripensando a tutto quanto, lacrime che non sono di sofferenza ma di dolce lasciar riaffiorare tutto quanto, come una conversazione msn chiusa con due numeri di telefono che iniziano entrambi per tre-quattro...



Io vorrei tanto tanto, essere tranquilla a sufficienza da saper gestire TUTTO per bene. Lo vorrei più di ogni altra cosa al mondo, mente rilassata e sguardo lucido, ma mi aggrappo  così tanto perché ho tantissima paura di perdermi, di sbagliare qualcosa. Ho bisogno di essere presa per mano e portata via. Altro non chiedo. Solo portata via.





                   

                     Il fatto che la foto sia sfuocata e mi renda il naso più storto di quel che già
                     non è, non mi tange. Scatto, ventinove ottobre.

| Nonsenso diFatacattiva @ 03:23 | |blablabla| |



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