|| venerdì, 22 giugno 2007 ||
2.29

Ho appena finito il più pessimo dei saggi di letteratura che potesse attendermi. La pila dei libri da fare è appena più bassa di quelli fatti, uno non lo trovo ma mi arrangerò. Lunedì mattina, Betty Bacchereti mi attende. Non so cosa augurarmi, a volte mi sembra un programma interessante, altre volte lo darei alle fiamme appena possibile.
C'è di buono che sto imparando ad esprimermi come cristo comanda, mi sono rispolverata delle belle perifrasi come mi punge vaghezza e similari amichetti. Mi ricordo che coevo fa parte del dizionario, e via dicendo. Mi mancano tre o quattro romanzi, ma ce la possiamo fare. Qualche quintale di dispense, ma ce la possiamo fare. Tutto il background poetico del novecento..Non ce la possiamo fare. Ma ce la dobbiamo fare. Ho miriadi di impegnucci da sistemare,poi. Incluso andare a lavorare e chiudere la fattura e portare i fogli. Troppa attività per un bradipo di prima scelta quale io sono. Davvero troppa. Non so, probabilmente cadrò narcolettizzata lunga distesa per terra,molto presto. Sarebbe ciò che mi merito per passare le nottate a schematizzare appunti, anziché averlo fatto questo inverno.

Per il resto, confusione. Di date, di nomi, di ricordi. Oggi in terrazza da mia nonna, sgranocchiando pan carrè e pomodori conditi, ho chiuso gli occhi e sono tornata a Lisbona, con l'arietta atlantica che ti punge le labbra e perfino la ricreazione della salinità propria dell'atmosfera. Mi sono vista seduta in quel bar sotto all'albergo, in una corrente di venticello niente male, a bere spremuta d'arancio on the rocks e scartare la papaya dall'insalata. Perché l'insalata con la papaya fa figo da ordinare, ma quella massa molliccia ed informe e verdina fa alquanto schifo da masticarsi, come ho scoperto a mie spese. E insomma sono tornata lì, nella fedele ispirazione proustiana che mi sto sviscerando in questi giorni, sono ricomparsa seduta, rilassata e sorridente, in vacanza. Il tonfo che ho fatto, con le mani appoggiate alla ringhiera di metallo, riaprendo gli occhi, non ha avuto dell'umano.

E poi, già, vedo i fantasmi della mia gatta. Normale amministrazione per un'esaurita. E poi non mi basta il tempo, vorrei contrarlo e spasimarlo a piacimento, mi cadono le ore dalle mani. Alle volte mi basta un'attività sciocca come stirare, sempre al tavolo materno della nonna, e risentirmi nelle orecchie il rumore del vapore, per tornare indietro a quando di anni ne avevo tre e sedevo in terra sulle ginocchia passando le ore a disegnare, e il rumore del vapore del ferro da stiro, insieme alla sagoma di schiena di mia nonna che appena incurvata spiana camicie, mi ricordava che andava tutto bene, che ero al sicuro da chissà cosa. Adesso al sicuro ci devo tenere lei, da sappiamo bene cosa, e l'idea di essere saltata dall'altra parte, nonché quella che la sua figuretta di schiena è ben dieci chili più leggera che allora, per cause tutto meno che estetiche, fa un gran male. Però c'è, ed è schifosamente forte.
Ed è tutto, è colei a cui devo ciò che sono, perlopiù, o meglio è colei da cui ho attinto per anni e tuttora recupero briciole di ispirazione, quindi tutto sommato, stare leggermente incurvata e vedere il vapore che fuma sulla stoffa, ha un che di ciclico.

Ultimo, ma non ultimo [nella lingua d'Albione avrebbe suonato assai meglio, last but not least] mi sono seduta in pantaloncini, sul pavimento freddo della terrazza al secondo piano, vista su un sacco di giardini interni. Retina fitta all'intrico del metallo a stanghette verticali, di natura alquanto rococò, per evitare che mia sorella o mia cugina cadano di sotto, facendo la fine di humpty dumpy. Seduta nel mio angolo, con un libro folle di Landolfi in mano, nell'ombra ventilata delle diciannove e quindici, ho avuto la mia mezzora di pace, interrotta da qualcuno che cantava we will rock you. Sconcertante vedere che ancora non ho imparato che appoggiare le gambette alla rete e premercele, produca un effetto damascato di quadratini impressi sulla pelle. E sconcertante altresì che tuttora me ne meravigli, con la boccuccia a cuore e gli occhi sgranati, per quella frazione di secondo che precede il rimettere in riga causa ed effetto.





























Voglio tornare indietro, di una decade e mezzo. Ma non c'è tempo.
E allora andiamo.





| Nonsenso diFatacattiva @ 02:46 | |blablabla| |



||| _____________________________________ я подрывная.внимание! ._____________________________________ |||

|| giovedì, 14 giugno 2007 ||
Well Little Dawn walks on,
and she thinks she don't belong under the starry heights
So take a sigh as long as the war's been going on in your heart tonight
And if you want to make that light, go on and swim across the ocean
And if you want to make it right, go on and put your plan in motion
The gap is only as wide as the hollow of the sky between you, my dear.

And the truth, absolute,
adding naught more profound to it than that you are here
And if you want to keep it bright, well you might have to burn a candle
And if you want to keep it tight, well you might have to learn to handle.

But on the days and nights its hard to breathe
and you can't believe you still walk the streets.

Stretch out your weary hand to me - it's alright
And if you're not content to just believe
And if you don't consent to just let it be
Stretch out your legs and dance with me all night, tonight
It's alright.




|Ted, Leo & The Pharmacists - Little Dawn.|





Giornate stranissime, queste ultime. Stress da underexamsunderpressure alle stelle, ma non è questo. Ho avuto paurissima di perdere tutto, quello sì. Per incuria, per motivi a me esterni, questo non lo so. Non l'ho capito e non lo voglio capire. Ancora un po' mi si rompe la voce se ti sento, sembra che io abbia tre anni e che mi abbiano rubato la marmellata. Inizio ad odiare il telefono, eppure non lo poserei per un attimo, essendo l'unico gancio tra me e te in questi giorni. Dio, che ansia. Martedì notte ho dato il meglio di me, singhiozzi a quattro a quattro come se piovesse, infatti ieri a lavorare ero intrattabile e mi sono svegliata tardi. E ho incasinato casa mia, per reazione. E mi sono spaventata Schifosamente. Sì, con la maiuscola. Ho bisogno di vederti, ho ancora una manciata di ventiquattr'ore scarse da passare in compagnia di me stessa, lambiccandomi il cervello sebbene molto poco ormai. Ho ancora un eco di paura, dentro, però. No, non è paura, è lo spavento che mi son presa, che reclama la sua sadica attenzione. E una volta di più, ho scoperto di non essere nessuno e niente, senza di Te. Persa. Persa e in lacrime, specifichiamo. Lo so, dovrei piangere meno.

So anche che mi basterà vederti per farmi brillare gli occhi, stampare un sorriso e smettere di pensare.

Indi per cui, datemi domani, datemi due punti all'orale maledetto di cinese, almeno due, se son di più non mi schifo. Fatemi tornare a casa, scribacchiare appunti dal saggio di letteratura in modo distratto e teso e con la mente ed il cuore altrove. E fate arrivare domani sera, perché io giuro e sottoscrivo su quel che volete, che non ce la faccio più. Ho bisogno di vederti. Sono questi i momenti in cui odio con tutta me stessa la distanza. Se avessi potuto, avrei fatto a corsa la strada che ci divide, ma domattina mi attendono al varco, e devo onorare i miei impegni di scolaretta. Ma ho bisogno di te, in questo momento più che mai.






| Nonsenso diFatacattiva @ 22:16 | |blablabla| |



||| _____________________________________ я подрывная.внимание! ._____________________________________ |||

|| martedì, 12 giugno 2007 ||
|solo agli sguardi e' concesso di sperdersi nell'aria|
|perche' un sospiro puo' affilare il taglio del rasoio|
|e di nuove lacerazioni non c'e' voglia.|

|Nessuna possibilita' di condividere sfiducia|
|costretti a un'immobilita' colpevole.|




Gira e rigira, di giusto faccio sempre molto poco. Un trenta qua e là, un sorriso strappato ogni tanto.
Per il resto, troppo o troppo poco. Inadatta a tutto ciò, ma si sapeva. Il bello è che quando ti convinci di far parte di qualcosa senza esserne aliena, poi ovviamente non funziona. Sono delusa da me stessa, ho toppato, ho fatto quello che non volevo fare, che speravo di non fare mai. Sono un mezzo fallimento. In tutto questo macello, qualche farfallina vola, per fortuna. Speriamo si posi piuttosto in fretta. Quanto a me, ne ho sempre una. Faccio sempre qualcosa che non va, faccio pesare tutto. Tutto vero, sono un mezzo straccio. Ed è faticoso, a volte, riuscire ad essere all'altezza. E quando non ci riesco, mi svuoto di lacrime, come sempre. D'altronde sembra che io sappia solo piangere, il che potrebbe anche essere vero.

Giornatuccia oggi, simil-pessima, grazie. Con una parentesi più che necessaria però. Grazie.
| Nonsenso diFatacattiva @ 23:12 | |blablabla| |



||| _____________________________________ я подрывная.внимание! ._____________________________________ |||

|| giovedì, 07 giugno 2007 ||
Quindici minuti, tredici email asslicking senza fine mandate a potenziali landlords in L'ndon zone uno,due e tre. Record dei record della velocità di battitura. E poi l'indirizzo dell'outlet in fondo alla bakerloo. Sìsìsì. Contrabbando di Fred Perry, here we come. Oggi secchiate d'acqua, lavoro saltato, fatto la doccia in dieci metri in linea d'aria. Approfittato per studiare, letteratura del fascismo non avrai il mio scalpo.
Ce la posso fare, ce la posso fare. Abbiamo inchiodato un trenta, ieri l'altro. Settecento euro, here I come. Almeno non sarò colpevole di averti indotto la cirrosi epatica da junk food. L'herbal tea lao wang cha spacca troppo. Secondo me fa l'effetto redbull. E poi andate tutti quanti a vedere Deathproof. No, non lo chiamo grindhouse, lo chiamo deathproof perché LUI l'ha chiamato deathproof ma qui fanculo si traduce tutto. In inglese suona tutto meglio, sì sì. Io tra diciannove giorni parto. Noi, tra diciannove giorni partiamo. Voi non so. Il quindici, esame di cinese orale, il venticinque letteratura italiana moderna e contemporanea. Mhmh. Intanto ha smesso di piovere. Ma anche sì. Oddio voglio comprare la valigia dove ci stanno quindici cinesi ripiegati dentro. Fuck Yeah. Nel mentre, Sabato si espatria in riviera ligure aka posto dove il mare è mafia, dalla Donna delle fettuccine alle melanzane in spiaggia, con costumone intero rosso a fantasia fiorami anni cinquanta e fazzolettone in testa. Donna, sto arrivando. Sappilo!





| Nonsenso diFatacattiva @ 23:19 | |blablabla| |



||| _____________________________________ я подрывная.внимание! ._____________________________________ |||