|| giovedì, 13 marzo 2008 ||
Idiots - London Subway - A night of July.
Noi sì..
..voi no.Ecco.
I do utterly and totally adore you. Io, ecco. A te e basta. Ecco.
For f*ckin' ages to come 'till you want to hold me close.
(Te la dai 'na mossa a tornare?Gh.)
| Nonsenso diFatacattiva @ 01:43 |
|blablabla| |
||| _____________________________________ я подрывная.внимание!
._____________________________________ |||
|| mercoledì, 12 marzo 2008 ||
*Prelude: Sinfonia di cannuccia contenente latte al cioccolato NESQUIK, con annesso esercizio di suzione del liquido in questione:fffffvvrrrrrrrr! Testo molto anni novanta con melodia ancora più in tema con detta epoca, nello specifico Fattore S, 883.*
Sono fottutamente brava a raccontare stronzate in lingua d'Albione per distrarre centoventi fisici barbosi e barbuti ad un congresso di materia a tutt'ora ignota per la sottoscritta. Per tredici ore di fila. Poi rischio la vita in quelle cazzo di porte degli alberghi, quelle che girano come le lame del passaverdure. In tal caso io rivesto il ruolo del ravanello pronto ad essere affettato dall'illogica macchinosità di quelle porte sataniche. E ci rimango pericolosamente incastrata. Anche oggi. Però per le prime tredici ore sono impassibile. Sono il giullare dell'intero Hotel Baglioni (cinque stelle in cui piove in corridoio e annacquano i succhi di frutta ai coffee breaks, eh-ehm) qualsiasi cosa faccia provoca un sorriso anche agli impassibili consierges e agli sgaloppini, ai quali rubo il lavoro giocando a portare a posto otto bicchieri in un colpo. Tutti mi sorridono quando faccio qualcosa di buffo, cioè sempre. Penso sia merito dei miei occhiali da vista. Non solo mi hanno reso la facoltà di sedere di fronte ad un pc senza fottermi tutte le diottrie e inoltre farmi leggere senza vedere stupide formichine nere sulla pagina. No no è che sono fottutamente pulp e mi completano l'aria da rompicojoni d.o.c.g. che però non lesina le burlonerie quando apre bocca. Sì sì sono ancora viva tutto sommato. Settimana di inutilità scolastica, fatta eccezione per il coup de foudre con la filologia slava (!) e il fatto che la DeTroja di nome e di fatto non mi risponde alle email e andare a ricevimento il Lunedì mattina non mi pare un'idea geniale. Flashback, la mia collega stronza, quella di quarantatre anni, inglese di nascita, acida come pochi ma con una capa tanta, mi adora. La mia similcoetanea dall'occhiaia perenne, messa in ombra dalla mia presenza scenica e recitativa nell'ambito congressuale, non me po' vedè. Al solito. Ah, io compro e lavo le mele granny smith e pink lady nei bagni del grandhotelbablalblalbla e le consegno a detta collega numero uno, per evitare di morire affogate dai carboidrati dei buffet di qualità pessima. Ave.
Settimana strana, penso spesso al mio biondo tesoro disperso nelle langhe tedesche. Penso che la dis-organizzazione di quell'evento è qualcosa di URANICO e mai visto prima. Penso che tutti quelli che dovevano fare qualcosa e non l'hanno fatta, han rotto 'e balle. Penso anche a cosa portargli Domenica prima di saltargli in braccio in via definitiva. Carboidrati rapidi pronto consumo. Sicuramente si accorgerà che le mie chiome tagliate da me medesima profumano di vaniglia e fragola. Ma non dirà niente. Si accorgerà anche che ho passato una settimana tentando di ricaricare le batterie e farmi trovare più in forma che mai. Chissà che penserà del mio vestitino a fiori e dei leggings navy blue. Mi sto già facendo film a larga scala. Mi manca. Se fosse a calcare le scene crucche, invece che a non mangiare per ovvi motivi, sarei più contenta. A me basta che me lo rendano, è mio e lo rivoglio qui. Lo rovino di coccole & calorie, tanto per dire. Lunedì non ci vado in quel ritrovo di pseudosinistroidi che è l'unifi, sto buonina buonina al calduccio sotto le copertine a dormire aggrappata al collo del mio valente frontman, ad arricciolargli i capelli lì dove allungano quel tanto che basta da poterlo fare, dietro l'orecchio dove soffre il solletico. Che poi lo soffre ovunque. Sto zitta e ferma a fare il koala, a godermi quanto è regolare il suo respiro quando dorme da un'oretta e io ancora sto lì con gli occhi sgranati a pensare a come faccio ad essere proprio lì, proprio io. Non muoverò un dito, anche se la tentazione di fargli e rifargli mille e mille volte addosso percorsi già battuti è semplicemente incontenibile. Quanto quella di meravigliarsi ogni volta di quanto sia buono il profumo proprio lì in quell'angolino del collo, anche se in realtà non cambia di una virgola dalla prima volta in cui mi ci sono persa. E poi sto buona buonina a fare le traduzioni, quando lui non c'è di mattina ed è a distruggere la lingua inglese. E mi faccio trovare con un sorrisone che va da un orecchio all'altro, che è il regalo più grosso che posso fargli. Del resto, delle polemiche, dei soldi che spendo con molta poca cognizione di causa, della politica interna, delle nubi tossiche che ottenebrano Firenze, non me ne frega proprio nulla. A cosa serve vivere, se non si ha un battito da sincronizzare al proprio? Quando non si ha un momento più bello della propria vita da cullarsi ogni volta che si vuole, per esempio, che senso ha stare al mondo? Io, il mio, lo coccolo ogni volta che mi chiedo "perché".. Il mio momento più bello di tutti, e che tale rimarrà: quei quaranta minuti prima di spegnere il lettore dvd con dentro "Era mio padre", e voltarmi lentamente quel tanto che basta da capire che da quelle labbra splendide stesse per uscire qualcosa di assurdamente importante, nel bene o nel male che fosse. Era il quindici novembre duemilasei, ed era in bene, e io non lo scorderò Mai. Qualsiasi cosa succeda.
Non so' che cosa fare
il sonno se n'è andato e non tornerà
un vetro da cui guardare
il silenzio fermo della città,
E ti vorrei chiamare
si però a quest'ora ti arrabbierai
e poi per cosa dire
a metà io so che mi bloccherei.
Perché non è facile
forse nemmeno utile
certe cose chiare dentro poi non
escono, restano, restano...
Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
in tutto quello che faccio e non faccio ci sei,
mi sembra che tu sia qui
sempre,
Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
dovunque guardo ci sei tu
ogni discorso sempre tu
ogni momento io
ti sento sempre più.
il sonno se n'è andato e non tornerà
un vetro da cui guardare
il silenzio fermo della città,
E ti vorrei chiamare
si però a quest'ora ti arrabbierai
e poi per cosa dire
a metà io so che mi bloccherei.
Perché non è facile
forse nemmeno utile
certe cose chiare dentro poi non
escono, restano, restano...
Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
in tutto quello che faccio e non faccio ci sei,
mi sembra che tu sia qui
sempre,
Vorrei dirti, vorrei
ti sento vivere
dovunque guardo ci sei tu
ogni discorso sempre tu
ogni momento io
ti sento sempre più.
(Onore e gloria agli 883.)
| Nonsenso diFatacattiva @ 00:10 |
|blablabla| |
||| _____________________________________ я подрывная.внимание!
._____________________________________ |||


