|| venerdì, 25 luglio 2008 ||
Si fa fatica a credere che le proprie paranoie siano solo tali, una volta che ci si azzecca.
Molta, moltissima fatica. Un po' come le formiche rosse di questo Centro America che ho fuori dalla finestra, che si impegnano all'infinito per mettere in fila un granello di briciola, una foglia, un legnetto. Basta un tocco ben assestato col piede, a smontare tutto il loro metodico lavoro.

Così con me, basta mezza parola, basta una sillaba, basta anche un silenzio. Non sono stupida, penso di averlo detto così tante volte che alla fine mi convincerò del contrario, ma non lo sono. Se sento qualcosa che respira di malignità e cattiveria sotto il pelo dell'acqua, allora il mio cuore batte solo di paura.

Non mi sembra così strano a pensarlo, mentre mi fumo la prima Marlboro sottocosto da qualche giorno a questa parte, e l'aria è doppiamente difficile al di là delle mie vane incapacità di far funzionare i polmoni. Lisbon degli Angra rompe il flusso costante dei miei pensieri. Perché questo sono, più di quanto si possa vedere a uno sguardo disattento. Molto, molto, molto di più. E allora provo a scappare dalla paura che non ha movente né prove, ma che l'ultima volta che si è fatta sentire aveva fottutamente ragione.

Provo a scappare, chiudo gli occhi, non penso. Smetto di respirare. Quando li riapro è ancora lì. Mi siede accanto, veglia oltre le mie spalle mentre dormo, mi atterra a partire dalle caviglie quando sono sveglia. Mi annoda la lingua e mi impedisce di chiedere. Di aprire bocca, di tagliare il silenzio con quelle che sono le mie ragioni di diritto. Semplicemente non posso. Ho paura delle risposte.

Allora lascio che il demone che convive con me, mi roda come fa da ventidue anni or sono. E che non porti risposte, ma solo quesiti. Inarrivabili, insolvibili. Perché sono più di quello che si vede, molto di più. Forse troppo.
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|| sabato, 12 luglio 2008 ||



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Fino al 30 Settembre, la mia opera letteraria continuerà su questi lidi.

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|| martedì, 01 luglio 2008 ||
Datemi il colpo o datemi la vita.
Ve ne prego.













Sweetness, sweetness I was only joking
When I said I'd like to smash every tooth
In your head






Le mie mascelle schioccano a terra con rumore di vetro. Vetro incrinato, magicamente ancora intatto. Prossimo ad esplodere in miliardi di frammenti piccolissmi. Bigmouth strikes again.
Non ce la posso fare. Datemi il colpo, recidetemi le arterie del collo. Basta. Toglietemi l'aria dai polmoni, le lacrime dagli occhi, la forza dalle mani. Tutto. Non ce la posso fare. Non ce la posso fare. Dove sbaglio? Ovunque. Siate la mia scure d'oro, ditemi in viso che non conto niente. Perché è questo ciò che mi scorre nelle vene. Non conto niente. Non riesco più a far sorridere nessuno, tutt'al più sono una brava maestra di temi inutili.  Ma perlomeno non sono una vittima. Non lo sono mai stata. Mai lo sarò. Sono solo dannatamente colpevole di avere un cuore.

Allora anneritelo, bruciatelo per me. Rendetelo un'inconsistente nana nera. Stroncatemi le ossa dello sterno a mano e andate a prendervelo per palleggiarci in un vicolo polveroso e sbatterlo con violenza al muro, se vi fa piacere. Vi prego, non fatelo più mio. Non mi serve. Vivo un reticolo di possibilità iperboliche, una meno probabile dell'altra.


Oh ... sweetness, sweetness, I was only joking
When I said by rights you should be
Bludgeoned in your bed


Nessuno con me si esprime a pieno. Vivo un curioso limbo altalenante di mezzi sorrisi, risate strozzate. Maschere. Tante maschere. Troppe maschere. Chi sono? Non lo so. Le mie mascelle impattano col pavimento, un rumore insopportabile mi rintrona in testa. Devo mettere un punto. Devo respirare. Vi chiedo di uccidermi, di rendermi atarassica ed insensibile, se è ciò che volete. Dovete dirmelo in faccia, senza una lacrima, senza un tremito della voce, senza una nota di nervi. Devo sentirlo proferire con asetticità medica. Allora forse me ne convincerò Il mio secondo crimine è non essere una stupida, capire i comportamenti nascosti. Avete forse paura che vi legga negli occhi?


So ancora farlo, e per questo mi creo torri d'avorio in cui penso che vada tutto bene. Ho paura. Gli occhi non mentono, la lingua sì. Gli occhi non mentono, le lacrime li mondano. La lingua è polverosa, appiccicosa, sedimentata. Stroncatemi. Lasciatemi qui, divisa in due, in tre, in quattro. Devo fare una valigia? A questo punto non lo so. Devo vivere. Uccidetemi. Accartocciatemi i polmoni quasi fossero inutili pallette di carta da far rimbalzare qua e là senza motivo.


Datemi il colpo, o datemi la vita. Vi chiedo la seconda in silenzio, senza proferire parola, con l'eco attutito dei miei sospiri a fare da coro. Una vita di freddezza a chi non si addice, è la peggiore condanna che noi stessi possiamo infliggerci. And now I know how Joan of Arc felt. Schiacciate la mia testa sotto suole pesanti. Polverose. Sporche. Merito solo questo, perché alla purezza di un sorriso posso aspirare solo per qualche secondo. Perché? Non lo vedete che Vi amo, e di amore ricambiato? Non lo vedete che giocare a nascondersi dietro un dito non serve a nessuno? Chiedo solo la verità.



Ci vuole tanto ad ammettere che sono la migliore contingenza che vi possa capitare in vita? Ci vuole così tanto ad ammettere a sé stessi che il vostro cuore batte per me sola? Come se non lo sentissi, quando sono a pochi centimetri da voi. Come se fosse così facile fottermi, come se fosse divertente pensare che sono stupida  e non mi accorgo delle cose. Leggo dietro agli occhi, ed è questa la vostra pena. Ormai vi ho letto quanto potevo, so quanto ho bisogno di sapere, le mascherate dell'ultimo minuto non servono. Cammino in punta di piedi sulle vostre mani. A voi decidere se chiudere il palmo con dolcezza o scrollarmi via come un qualsivoglia insetto. Aspetterò qui. Sono la migliore delle ipotesi che avreste potuto incontrare, e lo sapete bene. Sono arrivata per caso, e per caso non ho intenzione di andarmene. Sono arrivata per restare, per addormentarmi sul vostro respiro regolare, per darvi la vita. Non permetto che si finga che non sia così.


Recitate, per grazia di Dio o chi per lui, in maniera mediocre. La mia forza è maggiore della vostra mimica scialacquata. Amo la vostra minima senza sale, che dice no e intende sì. Amo la vostra mimica del contrario. Adoro la provocazione. Recitate in maniera mediocre, c'è poco da fare. E io sono una migliore regista. Dietro le quinte so che succede, e se mi si chiede chi mi creda di essere per pensare una cosa del genere, ora posso rispondere. Sono quella che ha sfondato il muro a mani nude e con la sola durezza della testa. E ho intenzione di continuare a farmi sanguinare le tempie finché non ne rimane più nulla. Che vi piaccia o meno.


E continuerò a farlo, con la paura in bocca che sa di amaro. Con il terrore di rendermi ridicola davanti a voi, con il cuore che batte il terrore di un rifiuto. Continuerò perché non sono mai stata una pusillanime, perché la mia forza si cela dietro ai miei sguardi apparentemente sereni, in realtà colmi di spavento. Continuerò all'infinito, finché non sarete voi a raccogliere i miei capelli corvini in un nodo e a battermi con violenza le mascelle sul pavimento, finché il sangue che non ne uscirà non sarà causato da voi. Perché dite no ma intendete sì. E io lo so.






. Bigmouth, la ... bigmouth, la ...
Bigmouth strikes again
And I've got no right to take my place
With the Human race














Potrebbe, ovviamente, essere solo la mia fantasia malata e la mia voglia di fare miliardi accumulando parole, a cantare. Oppure no. Rimetto alla coscienza del lettore l'ardua sentenza.
| Nonsenso diFatacattiva @ 19:48 | |blablabla| |



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