|| domenica, 26 ottobre 2008 ||
Ma voi ve la ricordate la scena conclusiva di The Beach?
Quella in cui Françoise invia la foto che aveva fatto sulla spiaggia a Richard via email, e lui seduto ad uno di quei vecchissimi modelli apple in un internet point, sorride? Ecco, io mi sento così.


Lasciamo stare che nella colonna sonora di quel bellissimo film, che probabilmente rivedrò stasera, c'erano le All Saints che sto riascoltando adesso, ma io mi sento esattamente così.
Non ho scritto per troppo tempo, è che fatico a riprendermi i ritmi europei, in ogni senso.
Dal momento in cui il mio organismo si è imbevuto di esperienze tanto allucinanti quanto fantastiche come quelle che ho fatto negli ultimi tre mesi, allora vedo tutto con occhio diverso. Sto iniziando a capire che non ha senso arrovellarsi il cervello sulle cose, tanto succedono comunque. Tanto nessuno sarà mai soddisfatto di te, o comunque non te lo dimostrerà mai. Tanto sbaglierai comunque ogni passo, cadrai e ti sbuccerai le ginocchia e ti rialzerai spolverandole. E a chi sarà servito, se non a te, se non a capire che la ghiaia può far male, per quanto minuscola sia?

Andiamo con ordine, questo accade nella teoria. Non nella pratica. In quest'ultima ci sono io che impazzisco per ogni minima cosa, che capisco cose e non posso dire di averle capite, che mi devo fingere stupida come faccio sempre. Ormai mi sto rendendo conto che, da qualsiasi lato la si analizzi, la mia vita è complicata. Però quando sono a lavorare -cioè sempre ultimamente- e uno schermo più grosso di me mi copre dalla visuale del mio compagno d'ufficio al Consiglio Nazionale delle Ricerche, allora capisco che il fine ultimo della vita è accumulare esperienze. O meglio, far sì che ti sbattano contro e che ti lascino qualcosa. L'autoconservazione è inesistente. E' allora che guardo fuori dalla finestra, penso al succitato film di Boyle, e dico: "Io c'ero." E lasciamo stare che si tratta di qualcosa di prettamente scenico ambientale, perché io le spiagge come quelle di The Beach le ho proprio viste. Ma non solo.

Un giorno scriverò un libro sotto pseudonimo, senza rivelare quest'ultimo a nessuno, e farò un pacco di soldi. Perché vorrei poter aprire la bocca e dire tutto quello che ho dentro, a tutti, sdipanare la mia fottuta vita, mettermi ad un tavolo e puntare il dito contro questi miei primi 23 anni di esistenza, con tutto il loro bene e il loro male, di cui il primo supera il secondo solo in breve staccata.
Eppure, tutte le volte mi sono rialzata. Ogni volta magari c'ho messo un millisecondo di più della precedente, ogni volta mi sono morsa la lingua, ogni volta mi sono incasinata l'esistenza, eppure diosanto tutto questo ha portato a far sì che diventassi quello che sono.

A proposito, cosa sono? Appena mi convinco di averlo capito, le carte in tavola si scompongono.

Bello.
Significativo.

Io un po' vi invidio le esistenze tranquille come il Mar Morto, sapete? Un pochino. Anche se effettivamente sono circondata da persone che rasentano il mio grado di confusione, apparentemente celata. Ve le invidio poco però, lo devo ammettere. Tutto sommato mi piace combattere, sai che palle sennò? Lo sapevo, non dovevo concludere con un cliché letterario del calibro di "Che Palle". Mea culpa.

Ogni anno che passa divento più forte, anche se non sembra. Ogni anno che passa rispondo ai morsi e ai graffi che il caso mi stampa in faccia, con altrettanti morsi e graffi. Il bello è che tutto questo avviene solo dentro di me, chissà se da fuori si inizia a sentire che la mia corazza di finta calma scricchiola. Ho un turbinio di sensazioni all'interno, non so quale prendere per il collo, né quale salvare, né quale mi potrebbe far bene o far male. Ci sono solo io, e ogni giorno è una battaglia in prima linea contro il caso, sperando che non mi porti via tutto.


Ma in fondo in fondo, io, amo tutto questo.
E' solo che per adesso mi sono sbucciata abbastanza le ginocchia,e non ho eccessiva voglia di continuare a farlo.





































| Nonsenso diFatacattiva @ 15:49 | |blablabla| |



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