|| lunedì, 31 agosto 2009 ||
I chilometri, la polvere sulle scarpe, i capelli che cadono sul pavimento di un salone della Lexington Avenue. Il sudore sulla fronte, i muscoli che tirano, il tentativo di macinare distanze nel tentativo di non pensare a cosa succede dentro alla testa. Niente toglierà il sapore di sangue in bocca. Niente.



E il cuore, a chi serve più?



Occhi vacui fissano il nulla, in attesa di una controdisillusione.
| Nonsenso diFatacattiva @ 05:42 | |blablabla| |



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|| martedì, 18 agosto 2009 ||
Destroy everything you touch.




Destroy everything you touch today
Destroy me this way
Anything that may desert you
So it cannot hurt you

You only have to look behind you
At who's undermined you
Destroy everything you touch today
Destroy me this way

Everything you touch you don't feel
Do not know what you steal
Shakes your hand
Takes your gun
Walks you out of the sun

What you touch you don't feel
Do not know what you steal
Destroy everything you touch today
Please destroy me this way.


Sapete per caso che rumore fa un cuore che si schianta? E soprattutto, uno che si schianta VERAMENTE per la prima volta? Nessuno. Nessun crack, nessun cigolio di avvertimento, nessun ronzio premonitore, no niente di tutto questo. Nessun urlo straziante e cinematografico, niente a che vedere con la teatralità. Allora, che rumore fa? Nessuno. Soffoca, cerca di arrampicarsi su per la gola ad arrivare a farsi varco tra i denti, masticato e sputato dalle paure di qualcun'altro, ma lo fa in un inquietante silenzio tombale. Senti solo chiudersi la fossa dei seni nasali, pensi che non respirerai mai più, la gola si occlude e senti mancare l'aria, le lacrime sono comunque inutili e troppo poche, e allora entra in gioco il meccanismo autodistruttivo: soffocare. Lanciando un ultimo sguardo che chiede aiuto, impazzendo solo per la forma di una mano che finalmente si ha di nuovo davanti agli occhi, percependo lacrime saline altrui malcelate, vedendo la paura e l'ansia, l'incapacità di fidarsi, riflessa in due occhi grandi e profondi. La paura, quella che fa rollare drum compulsivamente, che spezza la voce in gola, che porta a sbattere le ciglia molte volte più del dovuto. La vedi e non la puoi stringere, mandarla via, perché sei impegnata a soffocare. A rimandare indietro le lacrime a forza, a fare discorsi senza un filo logico, a ripetere "ne sarà valsa la pena comunque" credendoci davvero, a ripetere convulsamente "non è sparendo che passerà, non passerà e basta" e sapendo che è vero, che è esattamente così, non riuscendo a farsi credere. Un cuore che schianta ha il sapore della polvere grigiastra che macchia una canottiera bianca perché appoggi la schiena al bandone della tappezzeria Agostinelli, mentre quattro minuti contati su un display digitale si dilatano fino a diventare quattrocento. Un cuore che schianta ha le fattezze di una scritta calcistica vista al volo e memorizzata, riapparsa dopo tempo, mentre ti lanci da una macchina di colore clorofilliano, dicendo "è qui cazzo, è qui!" ed effettivamente è lì. Un miocardio riarso ha il sapore del sangue dal naso in bocca, tintinna come piccolissimi vetri di bottiglia di Bacardi Breezer che si sfracella mentre vai a novanta nel sottopassaggio di Piazza di Santa Maria Maggiore.

Un cuore schi
antato non si ripara. Non si riparerà mai. Perlomeno da Quel fronte. Quella metà di universo caotico avrà per sempre quelle mani dai polsi fini e le dita affusolate apposta per suonare, avrà fino alla fine quel profumo che fa più male di una sequela di calci nello stomaco, quel profilo, quegli occhi immensi e quelle labbra che tremano mentre dicono cose che neanche loro credono. Quella metà di me, del mio cervello, del mio mondo, voglio che si fermi lì, non voglio brutte copie, non voglio ricalcare malamente la meraviglia che ha sfiorato, sovrapponendola a qualcosa che le potrebbe vagamente somigliare, perché comunque non lo farebbe. La metà più ovvia del mio universo avrà sempre e solo quelle ciglia lunghe, quel gesto buffo del riavviarsi i capelli, quel muovere le mani mentre parla. Non potrebbe avere altra forma, non ne vorrei altra. Siamo arrivati a fine di quella corsa, se non posso avere quello, allora non ne voglio altri. Mai se ne andrà dal cuore, mai smetterà di fare un male boia e di andarmi via il respiro, quando certe immagini incroceranno i miei pensieri, ma voglio sia così. In perenne standby, aspettando che torni a darmi respiro. Se mai sarà.



E or
a si ricomincia, da zero. Di là. Destroy everything you touch.



                                                    s s s sssh.
| Nonsenso diFatacattiva @ 19:20 | |blablabla| |



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|| mercoledì, 12 agosto 2009 ||

Well, you're the grand one
Have you noticed?
When you walk in all the fairy boys are very nervous
Well, my starship doesn't want me
And neither does his world
I'm glad I caught you on my view screen, sailor

You're the grand one
Come and court me
'cause this wooing is what I'm wanting
When my spacesuit comes to warm me
And hold me like a god
I am the captain of the gravity, Maxwell
Everywhere I see your faces

Hot one
From a starship over Venus to the Sun
But it's a crime!
You're mistaken!
Momentary seizure of love - oh love

Well, you're the grand one
But darling, I'm a mess
I've got human minds we can form
But the boys are not impressed
When my spacesuit comes to warm me
Just hold me like a god
I'll be the captain of the gravity, Maxwell
I see your faces in the strangest places

Hot one
From a starship over Venus to the Sun
But it's a drag!
You're so mean!
Destroying my belief
in, in love - oh love






 A land where all things are perfect. And poisonous.





Mal di testa, nausea e postumi di vario genere tra cui l'odio verso il genere umano.
Non ho neanche piu' la forza di stizzirmi e di reagire. Aspetto che arrivi domani, dormendo o piu' semplicemente smettendo di domandarmi perché. Qualcuno prima o poi dovrà pur dirmelo. E io che di solito la odiavo la dì, che lettera stupida e insulsa, un mezzo ovale buttato lì. E guarDa ora?
| Nonsenso diFatacattiva @ 00:55 | |blablabla| |



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|| sabato, 08 agosto 2009 ||
heart:baggage.

«is this place shaking,or is it me

  ♥



Sto capendo una cosa importante. E la sto capendo alle 4.33 antimeridiane di Sabato 8 Agosto.

L'illuminazione mi è arrivata mentre girellavo tra le foto di faccialibro di una persona. E per tre volte di fila l'ho riconosciuta nelle foto scolastiche delle elementari. Tre volte. Tre, pare ricorrere, come le volte in cui mi è stato permesso perdermi in quello sguardo. Come cazzo ho fatto ad andare a colpo sicuro, riconoscere, e poi sorridere per averlo fatto? Non lo so. Ma l'importante -ed è questo di cui stavo ragionando con me stessa- è che non importa quanto male mi faccia il cuore, quanti denti dovrò rompermi a forza di cadute di faccia al suolo, quanto dovrò rimanere nell'incertezza "prima che" -sempre che un "che" ci sia- insomma non importa quanto male mi farò, è che ho avuto la possibilità di imprimermi nel cervello quel sorriso sornione con gli incisivi che mordono il labbro inferiore in modo appena percettibile, e sono in grado di riconoscerlo in foto di diciassette anni fa, tipo. Questo è l'importante, ho visto qualcosa di speciale, ho sfiorato qualcosa di non comune e unico, ho...ho. La mia vena egoista di essere umano vorrebbe di più, ovvio. Palese. "Vorrei saper se è vero quel che si dice intorno ai nani", chissà perché usato come nick. No,dicevo, che il mio intrinseco essere un'esponente del genere umano mi porterebbe a volere Di Più. A rubare quel sorriso al mondo, a nasconderlo e farlo splendere solo per me, ad averlo Mio e solo Mio. Ma con quale diritto? Faccio già parte della molto poca folta schiera a cui è stato permesso avvicinarcisi, sfiorarlo, tenerlo vicino per un attimo, perdersi nel rossastro di una Camel Light accesa al buio, e di tutto il resto. Con quale diritto accampo pretese di proprietà? Eppure, cazzo, venderei l'anima. Ma l'importante è che sto capendo che -alla fine dei giochi- non conta il male che ci si va facendo a pensare a quanto non si ha, piuttosto conta il ritrovarsi quello stesso sorriso felino, con gli stessi incisivi a mordere il labbro inferiore, quando passando il puntatore del mouse su quella foto di un piccolo essere umano con una tuta da ginnastica verde anni Novanta si vede che sì, ci abbiamo azzeccato. Una, due, tre volte di fila. E' allora che capisci che sei in grado di guardargli dentro, e sorridi. Nonostante i paletti di legno nel cuore, che da settimane si trovano bene lì dove stanno e non intendono andarsene, sorridi. Proprio come sorride qualcuno di quindici anni più giovane di adesso, da una foto scannerizzata e scolorita.

and it's like someone else is driving
like this body isn't mine
changed myself without even telling you
or even asking and i need relief
'cause i can't be sober and win you over
i relayed my temperature
you have to get out of here
and you don't even know half of it
i cannot turn it off
i don't have a switch for that
and haven't crash landed yet
haven't crash landed yet

stealing tomorrow from today




Aggiungerei che forse questo è il pezzo più bello che la mia capoccetta abbia generato mai. Quello lì sopra, non la canzone dei Great Lake Swimmers. E comunque io tra undici giorni fuggo. Provo a non pensare per due settimane, anche se penserò sicuramente il dubbio. Ed è per questo che ho già preparato l'heart.baggage, ovvero la selezione assoluta di momenti che Devono venire via con me. Sempre. Nel cuore.E dire che praticamente risalgono tutti a neanche due mesi fa. Eh beh.
| Nonsenso diFatacattiva @ 04:47 | |blablabla| |



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